Smaltimento amianto Brescia

Perchè è importante smaltire l’amianto

L’amianto, o asbesto, è un materiale minerale costituito da silicati e caratterizzato da una struttura fibrosa. Per la sua proprietà di resistenza al calore, l’amianto è stato in passato largamente utilizzato per isolare edifici, tetti, impianti idraulici, navi, treni e, nella sua forma di fibro-cemento, il cosiddetto Eternit, ha costituito uno dei più diffusi materiali da costruzione per tegole, canne fumarie, pavimenti, tubazioni, vernici, ecc.
La sua struttura fisica, tuttavia, costituisce la sua vera pericolosità, in quanto l’inalazione delle sottili fibre disperse nell’ambiente può causare gravi patologie quali asbestosi, tumori della pleura, carcinoma polmonare.

Piani di intervento per l’eliminazione di amianto

Per questo motivo, a tutela sia dei lavoratori esposti all’amianto, sia delle persone che frequentano o risiedono in ambienti in cui è presente asbesto, in Italia a partire dal 1986 sono stati emanati diversi atti (circolari, DPR, Leggi, D.Lgs., DM) che hanno definito, dapprima piani di intervento e misure tecniche per l’eliminazione del rischio connesso all’utilizzo e alla presenza di amianto, poi restrizioni sulla commercializzazione del materiale fibroso, successivamente il divieto di produzione e commercializzazione di prodotti contenenti amianto e la regolamentazione delle tecniche di trattamento e smaltimento del materiale pericoloso e di bonifica dei siti inquinati (D. Lgs. 277/91, Legge 27/03/1992 n. 257 e successive modifiche e norme tecniche integrative, DM 6/09/1994, DM 13/03/2003 n. 101, fino al TU D. Lgs. 81/08).
La gestione dell’amianto presenta tuttavia tali e tante criticità che la normativa italiana è in continua evoluzione ed aggiornamento sul tema.

Amianto: non solo sulle coperture

Dal punto di vista applicativo, l’amianto si può trovare in due forme:

  • Friabile: più pericoloso perché facilmente frantumabile e polverulento, buon isolante termico e acustico, si può trovare negli edifici ad uso industriale e civile, in particolare in costruzioni con strutture portanti in ferro.
  • Compatto: meno polverulento del primo, salvo utilizzo di attrezzi quali trapani e dischi abrasivi, è caratterizzato da matrice compatta, costituita da lastre piane o ondulate di cemento amianto utilizzate per la costruzione di coperture, tubazioni, canne fumarie, pavimenti.

Come avvengono la bonifica e lo smaltimento dell’amianto

Al fine di individuare il metodo più adatto ed efficace per eseguirne la bonifica, è necessario eseguire una mappatura dell’amianto da mettere in sicurezza, ovvero una valutazione della tipologia e del contesto nel quale esso si trova. Le tecniche di intervento infatti possono essere le seguenti:

  • Confinamento: intervento meno invasivo e generalmente meno costoso, consiste nella inserimento di una barriera fisica resistente che separi l’amianto presente in un edificio dalle zone occupate dalle persone. Poiché l’amianto in sostanza rimane dove si trova, la dispersione delle sue fibre continua all’interno della barriera installata, pertanto essa deve essere controllata con regolarità e mantenuta in perfette condizioni; si rende necessario un programma di monitoraggio ambientale della concentrazione di amianto. Non vengono prodotti rifiuti.
  • Incapsulamento: è l’intervento che espone gli operatori che lo eseguono a rischio minore e che meglio si adatta alle matrici cementizie compatte. Esso viene eseguito ricoprendo l’amianto esistente con prodotti penetranti che hanno la funzione di incorporare e bloccare le fibre di amianto, impedendone la diffusione nell’ambiente circostante. Il tipo ei prodotto viene scelto in funzione delle caratteristiche del supporto a cui deve aggrapparsi; deve essere steso a spruzzo in più mani e previa aspirazione delle eventuali fibre d’amianto già distaccate. Tale tecnica di norma non produce rifiuti e non richiede adozione di prodotti sostitutivi dell’amianto. Poiché, come nel caso del confinamento, l’amianto rimane dove si trova originariamente, si rende necessario un programma di controllo e manutenzione delle superficie trattate e di monitoraggio ambientale della concentrazione residua di amianto.
  • Rimozione: intervento invasivo, ma del tutto risolutivo, prevede la totale asportazione dell’amianto presente e la sua sostituzione con altro materiale non pericoloso. Produce quindi notevoli quantità di rifiuti speciali da smaltire secondo la norma cogente e determina un’elevata esposizione al rischio per il personale che esegue i lavori, da ridurre secondo quanto imposto dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro (norma antinfortunistiche per i cantieri edili e per rischio caduta dall’alto, DPI delle vie respiratorie, indumenti protettivi, procedura di pulitura degli attrezzi di lavoro e di igiene personale degli operatori con allestimento di adeguati spogliatoi e locali di decontaminazione, adeguata segnaletica). La rimozione sottrae dalla necessità di attuare di monitoraggi e manutenzioni successive.

Rimozione amianto compatto

Nel caso di rimozione di amianto compatto, l’area di intervento deve essere delimitata e segnalata per l’intera durata del cantiere e l’integrità dei manufatti da rimuovere deve essere preservata attraverso tecniche di incapsulamento o ad umido, cioè bagnando il materiale con soluzioni acquose di etere ed estere a bassa pressione, al fine di evitare la dispersione in ambiente di fibre durante i lavori stessi per tutelare la salute sia degli operatori edili, sia delle persone presenti nelle vicinanze del cantiere.

Rimozione amianto friabile

Nel caso di rimozione di amianto friabile, invece, l’area interessata deve essere sgomberata da tutto ciò che è fisicamente asportabile, mentre tutti gli oggetti inamovibili devono essere sigillati affinché non vengano contaminati durante il lavoro.
L’area deve essere totalmente confinata, chiusa e sigillata nelle eventuali aperture, perimetrata dalle pareti dell’edificio interessato e da ponteggi se necessario, completamente rivestita da teli in polietilene di spessore adeguato e nastro adesivo impermeabile, che costituiscono il cosiddetto confinamento statico; a questo è necessario aggiungere il cosiddetto confinamento dinamico, realizzato mediante l’installazione di aspiratori d’aria adeguatamente dimensionati e caratterizzati da filtri HEPA ad alta efficienza, al fine di mantenere in depressione l’area di cantiere per tutta la durata dei lavori 24/24h.

Anche nel caso di rimozione di materiali friabile, è necessario operare attraverso incapsulamento o ad umido.

Impacchettamento dell’amianto rimosso

In ogni caso il materiale rimosso deve essere impacchettato entro l’area confinata dentro teli in polietilene di spessore almeno 0.15 mm chiusi in modo ermetico e di peso non superiore a 30Kg; tali teli devono poi essere inseriti in un secondo contenitore posto al di fuori dell’area di lavoro, per prevenire ed evitare la dispersione di fibre nell’ambiente. Il materiale deve essere stoccato e trasportato dal cantiere alla discarica autorizzata nel tempo minimo necessario e nel completo rispetto del percorso e delle procedure di decontaminazione.

    • Glove-bag: tecnica utilizzata per la rimozione di piccole superfici di coibentazione, viene applicata in caso di interventi limitati su tubazioni, valvole, giunzioni o ridotte superficie rivestite in amianto.

L’intervento consiste nella realizzazione di una cella di lavoro in polietilene dotata di guanti interni che circoscrive la zona di rimozione; la cella infatti deve essere sigillata a tenuta stagna intorno alla zona interessata e deve contenere tutti gli attrezzi necessari all’intervento fin dall’inizio dello stesso, in modo che essa non venga mai modificata o rimossa fino al termine dell’asportazione dell’amianto presente. In particolare, inoltre, la cella deve essere dotata di un sistema di spruzzatura delle soluzioni acquose per l’intervento ad umido oppure dei prodotti di incapsulamento e di un impianto di aspirazione locale con filtro HEPA ad alta per porre in depressione la cella medesima; gli operatori hanno l’obbligo ci utilizzare DPI delle vie respiratorie e indumenti di protezione.
All’interno della cella si procede applicando la tecnica di rimozione descritta al punto precedente, al cui termine la cella viene posta in depressione poi pressata e chiusa con nastro adesivo al fine di raccogliere il materiale rimosso da smaltire secondo le procedure regolamentate dalla norma cogente in materia di amianto.
La tecnica glove-bag è valida in casi di interventi su scala ridotta, ma presenta rischi legati soprattutto alla possibilità che la cella si rompa durante la lavorazione o in fase di smantellamento della stessa. Per questo motivo, in caso di bonifica di grosse tubazioni o caldaie o macchine coibentate con amianto, rimane più adatta la tecnica di rimozione vera e propria descritta al punto precedente.

Nel caso di bonifica di siti industriali dismessi, regolamenta dal DM 6/09/94, devono essere adottate tecniche specifiche da valutare caso per caso, spesso costituite da combinazioni delle metodologie descritte in precedenza. Per tale ragione il piano di bonifica progettato deve essere sottoposto al parere dell’ATS territorialmente competente. Il piano di intervento deve prevedere una iniziale fase analitica che ha lo scopo di individuare il tipo e la quantità di amianto presente nel terreno (manufatti, sfridi di lavorazioni, polveri), al fine di individuare il metodo più efficace di bonifica.

Il personale delle squadre di Amonti addetto allo smantellamento e smaltimento eternit è dotato di tute apposite e mascherine e trasporta il materiale recuperato in sacconi (big bag) ermetici specifici per questo materiale.